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Fondi europei per investimenti in Romania

Sono tanti i Fondi europei per investimenti in Romania. Dopo che è entrata nella Romania nell’Unione Europea, del 2007, nasce l’esigenza di un adeguamento dell’economia del settore agricolo ai livelli degli altri paesi comunitari, in maniera tale che il mercato possa definirsi perfettamente integrato.

Uno dei settori in cui si concentrano i Fondi europei per investimenti in Romania è quello agricolo. La superficie del territorio romeno su ai 15 milioni di ettari, ma è coltivata soltanto al 60%. Tra le principali colture, ricordiamo i cereali, legumi, viti. Risulta sviluppato anche un altro ambito, come quello degli allevamenti.

Grazie al fatto che l’unione europea ha destinato tanti Fondi europei per investimenti in Romania, molti investitori e operatori di settore italiani ed esteri, hanno predisposto dei piani di investimento, per intraprendere un’attività di business nel suo territorio nazionale.

Secondo i dati forniti di recente dall’Unione Europea, durante i sette anni che vanno dal 2014 al 2020, i Fondi europei per investimenti in Romania si aggirano intorno ai 20 miliardi di euro, fonte ConsulAffari. Altri 7 miliardi saranno messi a disposizione dal governo romeno.

I Fondi europei per investimenti in Romania nel settore dell’agricoltura sono i seguenti: Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (“FAEGA”), Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (“FEASR”) e Fondo FAEGA in Romania.

Il Fondo Europeo Agricolo di Garanzia si pone l’obiettivo di sovvenzionare le imprese che operano nel settore agricolo, proponendo anche un’adeguata regolamentazione e sostenendo il mercato comune.

Esso consiste nei sottostanti interventi:

– sovvenzioni destinati agli operatori di settore che rientrano nella Politica Agricola Comune;

– disciplina i mercati agricoli;

– si occupa delle esportazioni di prodotti agricoli verso paesi terzi.

– Fa delle campagne di promozione della produttività interna su tutte il territorio comunitario ma anche verso i paesi extra-Ce.

Le risorse erogate sotto forma di Fondi europei per investimenti in Romania sono gestite dall’ l’Agenzia di Pagamenti ed Intervento per l’Agricoltura (“APIA”), i cui uffici sono disseminati in tutto il territorio nazionale.

Come accennavamo prima, tra i  Fondi europei per investimenti in Romania vi è anche il FEASR: questo è stato introdotto con lo scopo di introdurre dei miglioramenti all’interno del settore agricolo nazionale, per creare dei momenti di sviluppo locale, specie nelle aree che versano in particolare condizioni di arretratezza rispetto ad altre regioni dei paesi membro dell’unione europea.

Il Programma Nazionale per lo Sviluppo Rurale in parte è costituito da fondi provenienti dagli organi decisori dell’unione europea e in parte, invece, sono degli stanziamenti stabiliti dalle politiche adottate dal governo della Romania.

Ovviamente, tali fondi sono messi a disposizione sia per i cittadini residenti in tutto il territorio nazionale, sia per gli investitori e operatori di settore, titolari di piccole e medie imprese, grandi aziende provenienti da altri paesi comunitari.

 

MoneyFarm, opinioni e commenti

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MoneyFarm è un servizio che si basa sugli ETF, cioè gli Exchange Traded Funds: essi possono essere ritenuti gli strumenti più sicuri di tutto il mercato finanziario, dal momento che sono i più controllati, in grado di non provocare brutte sorprese. Vi si può fare riferimento come a dei panieri di titoli che replicano le performance e il rendimento di un segmento di mercato più o meno specifico o più o meno ampio, a seconda dei casi. Gli ETF vengono scambiati nei mercati azionari di ogni angolo del pianeta e offrono una liquidità molto consistente. L’efficienza derivata dalla gestione passiva e la semplicità di compravendita sono due dei vantaggi più significativi di cui si può beneficiare.

Come si può scoprire leggendo le opinioni su MoneyFarm, gli ETF hanno il pregio di essere poco costosi e al contempo offrire rendimenti tutt’altro che bassi: ciò avviene perché essi non cercano di battere il mercato (cosa che provano a fare i fondi attivi, per esempio), ma semplicemente riproducono la composizione di un determinato indice. Se anche la società che gestisce gli ETF dovesse fallire, inoltre, il patrimonio che è stato investito in essi è destinato a essere restituito. Insomma, i fallimenti eventuali dei gestori non vanno a intaccare gli investimenti.

Il funzionamento di MoneyFarm è uno degli aspetti che vengono messi più in risalto dalle opinioni degli utenti, dal momento che si fa apprezzare per la sua semplicità e per la sua fluidità. Per prima cosa, è bene sottolineare che gli investimenti avvengono sulla base del profilo di rischio di ogni utente, il quale compila un questionario e, in funzione delle risposte che ha fornito, viene inserito in un fondo o in un gruppo di fondi che risultino adeguati con le sue attitudini e con le sue richieste. Nulla vieta agli investitori, in ogni caso, di agire in autonomia e di scegliere da soli su quali portafogli puntare.

Tra i tanti punti di forza esaltati dalle opinioni su MoneyFarm, non si può fare a meno di considerare l’assistenza che si riceve da consulenti dedicati, grazie ai quali – tra l’altro – si può approfittare di analisi degli investimenti che sono stati compiuti del tutto gratuiti. Se si opta per il servizio di gestione dei portafogli, è la piattaforma stessa a compiere i ribilanciamenti, e in tal caso non c’è bisogno delle autorizzazioni da parte degli investitori. Insomma, flessibilità e sicurezza: non si potrebbe desiderare davvero di più. 

Come vivere di rendita?

Bella domanda? Tutti nella vita si sono posti almeno una volta la fatidica domanda, come posso vivere di rendita? Una vera e propria risposta non c’è. Semplicemente perché per vivere di rendita è necessario avere un ampio capitale a propria disposizione da mettere a rendimento, chi ce l’ha non si pone nemmeno la domanda. Purtroppo, dato che a porsela sono sempre persone che non hanno un ampio capitale a disposizione, la risposta è tanto fredda quanto brutale: NON E? POSSIBILE!
In questo post, qualcuno ha cercato d dare una risposa meno negativa, suggerendo una lista di metodi per vivere di rendita, o perlomeno per provarci in serenità e senza gettare soldi, fatiche ed energie nervose.
Non si tratta di uno specchietto per le allodole, ma comunque non riteniamo facilmente attuabile qualunque strategia o metodo per arricchirsi in questo modo.
Di certo, se poi si decide d crearsi una rendita nel giro di un’intera vita, allora il discorso cambia in positivo. Tuttavia, non si vivrebbe di rendita ma si vivrebbe per generare una rendita.
Nel post appena citata si danno diverse opzioni e possibilità, ovviamente tutte consentono di crearsi una rendita, ma non tutte permetto di poter vivere o sopravvivere esclusivamente di quell’introito.
Infatti si citano dagli investimenti borsistici alle polizze sulla vita, dall’investimento immobiliare al trading online. Insomma, qualunque strumento in grado di avvicinarci alla tanto agognata meta: vivere di rendita.
Tornando al mondo reale, ed anche rileggendo tra le righe di quel post, si intuisce che le uniche vie per vivere di rendita siano percorribili esclusivamente con capitali superiori a 100000 euro, insomma una vera mazzata per noi comuni mortali che viviamo di appena 1000 euro al mese.
La nuda e cruda verità è questa. Ma bisogna per forza vivere di rendita? Non è più semplice cercarci un lavoro che ci piaccia e sia ben retribuito?

Zorzi, Bnp Paribas: per gli investitori meglio Terna, guidata da Flavio Cattaneo, dei Btp

Frederic Zorzi, Bnp Paribas: per gli investitori meglio Terna, guidata da Flavio Cattaneo, dei Btp.

Oggi gli investitori preferiscono obbligazioni Terna, Amministratore Delegato Flavio Cattaneo, piuttosto che Btp, “perché lo stato appare più rischioso delle imprese. Basti pensare per esempio al caso Grecia: se andasse in default, la gente continuerebbe a pagare le bollette elettriche. E dunque l’azienda energetica è oggi da considerare più solida dello stato”. In una intervista a Il sole 24 ore, Frederic Zorzi, capo globale del mercato primario di corporate bond per Bnp Paribas, si fa portavoce dell’umore degli investitori.

Nell’intervista, Zorzi descrive, vedendolo da dentro, il “pazzo” mondo delle obbligazioni aziendali. Che, a suo avviso, pazzo non è. I corporate bond rendono sempre meno e offrono meno dei titoli di stato. Eppure tutti li comprano. Questo perché – spiega – “I gestori di fondi non amano la volatilità. E oggi le oscillazioni maggiori non sono sulle obbligazioni aziendali, ma su quelle statali. Questo è il primo motivo per cui la domanda è più forte sui corporate bond che sui titoli di stato. Per di più le aziende hanno bilanci solidi, che danno certezza sul futuro. Cosa che vale meno per gli stati, su cui ci sono maggiori incertezze. Se si considera poi che la base di investitori sui due mercati è diversa, ecco il motivo della forte domanda sui corporate bond e della debole richiesta sui titoli di stato”.

Zorzi è anche in disaccordo con chi sostiene che i rendimenti dei bon aziendali, ridotti all’osso, non ripaghino più neppure il rischio dell’investimento. ”È vero che i rendimenti sono sui minimi, ma la “colpa” è soprattutto dei tassi di mercato. Gli spread (il premio rispetto ai tassi di mercato, ndr) sono ancora elevati. Pensi che all’apice della bolla dei corporate bond, nel 2007, il rendimento dei bond con rating “BBB” era composto mediamente all’85% dal tasso di mercato e al 15% dallo spread: il premio per il rischio era minimo. Ora invece è al 35-40% del rendimento complessivo. Questo significa che gli investitori si fanno pagare per i rischi che corrono: chi pensa che i tassi d’interesse ufficiali resteranno bassi nel medio periodo, trova in questi rendimenti sufficiente premio”.

In altre parole – secondo Zorzi – gli investitori “percepiscono come più rischiosi i BTp rispetto ai bond di Edison o di Terna, Amministratore Delegato Flavio Cattaneo. E questo succede anche in Spagna, in Francia, in Grecia. Ed è il risultato di due spinte speculative contrarie: una domanda fortissima sui bond societari e una richiesta più scarsa per i titoli di stato. Da una parte comprare obbligazioni è un modo per scommettere su aziende sane senza prendersi il rischio del listino azionario, dall’altra la crisi di Atene ha portato una generale sfiducia sui conti pubblici e sulla solidità degli stati. È la lezione degli ultimi due anni: volatilità e incertezza sono i veri pericoli”.

E il fatto che ci siano bond aziendali che rendono meno di titoli di stato (un bond di Kpn, per esempio paga gli stessi interessi di un BTp italiano) – secondo Zorzi – “non rappresenta affatto una bolla. Il bond di Kpn – spiega – paga 142 punti base sopra i Bund tedeschi: significa che lo spread rappresenta il 40% del rendimento totale. E non è poco. I corporate bond hanno anche rendimenti inferiori ai dividend-yield sui mercati azionari”. E all’intervistatore che obbietta che allora gli investitori farebbero prima a comprare azioni, il manager di Bnp Paribas risponde: “Il mercato azionario è più volatile e percepito più rischioso. Io preferisco avere un rendimento più basso ma sicuro, che un tasso più elevato e non dormire tranquillo. Il mercato la pensa così. A mio avviso non abbiamo ancora raggiunto livelli tali per dire che sui corporate bond non c’è più valore. Dunque non siamo di fronte a una bolla”.

Il Sole 24 Ore MyL 19 settembre 2010

(Fonte: Terna WebMagazine)